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Design for disassembly per un arredamento sostenibile

Scegli un arredamento sostenibile impostato secondo il design for disassembly e fai del bene a te e al pianeta.

L’atteggiamento e le preferenze delle persone al momento dell’acquisto di nuovi arredi domestici stanno cambiando. Che si abbiano budget più o meno ingenti da impiegare per arredare o riarredare casa, non sono più soltanto la bellezza e la funzionalità di mobili e suppellettili a influenzare la scelta. A balzare in cima alla lista delle priorità per molti oggi è la loro sostenibilità ambientale e sociale. L’arredamento sostenibile è perciò il grande trend del presente e del futuro in fatto di design di interni. Ma come si fa a stabilire se un arredo è sostenibile o no? E cos’è il design for disassembly?

Il ciclo di vita degli arredi

Per sapere con certezza quanto un prodotto e, in questo caso, un arredo impatta e impatterà sull’ambiente non si può prescindere dall’operare il Life Cycle Assessment (LCA) prima ancora di iniziare a produrlo secondo il design for disassembly. L’LCA è infatti un’approfondita valutazione del costo ambientale di un qualunque oggetto, analizzato in tutte le fasi di vita di quest’ultimo: estrazione dei materiali utili alla sua fabbricazione, lavorazione dei materiali, fabbricazione del prodotto, fase di utilizzo e fine vita.

Quante risorse sono necessarie per produrlo e per trasportarlo? Come sarà impiegato e qual è la sua aspettativa di vita? Quale sarà il suo impatto sull’uomo e sull’ambiente in termini di emissioni nocive, tossicità, sfruttamento delle risorse terrestri e del suolo, acidificazione degli oceani eccetera? Al termine della sua vita può essere smaltito in modo sostenibile o, ancora meglio, può essere riciclato o riutilizzato? Queste sono solo alcune delle domande a cui un LCA deve saper rispondere in modo preciso.

Si tratta, infatti, di un metodo standardizzato e internazionale di valutazione indispensabile per dare oggettività a qualunque dichiarazione di sostenibilità, scongiurando il rischio che si tratti di semplice marketing o, come si dice in quest’ambito, di greenwashing. Gli studi di LCA sono perciò basati su norme ISO e in particolare su quelle della serie 14040:

  • UNI EN ISO 14040 Gestione ambientale, Valutazione del ciclo di vita, Principi e quadro di riferimento
  • UNI EN ISO 14044 Valutazione del ciclo di vita, Requisiti e Linee guida

Le fasi e gli obiettivi

Le fasi dell’LCA sono 4 e permettono di affinare via via le informazioni a disposizione:

  • la definizione dell’obiettivo dell’analisi e del suo campo di applicazione
  • il Life Cycle Inventory (LCI), cioè l’analisi di inventario
  • il Life Cycle Impact Assessment (LCIA), cioè la vera a propria valutazione dell’impatto
  • l’interpretazione dei dati raccolti

L’obiettivo pratico di un LCA è la produzione di un Environment Product Declaration (EPD), una dichiarazione ambientale che sarà verificata da un ente terzo e, una volta confermata, permetterà all’azienda di poter parlare di sostenibilità dei propri prodotti con cognizione di causa. Nel caso dell’interior design, si potrà perciò finalmente parlare di ecodesign o di arredamento sostenibile, offrendo ai propri clienti l’attenzione all’ambiente che cercano. Il design for disassembly interviene all’inizio del ciclo produttivo per instradare i prodotti su questa via.

Il design for disassembly per l’arredamento sostenibile

Il momento della progettazione di un arredo è fondamentale per scandirne un ciclo di vita sostenibile e in particolare per pianificare il suo fine vita o, in alternativa, l’inizio di una nuova vita. In base alle scelte che si compiranno nelle prime fasi, infatti, si potrà rendere più facilmente aggiustabile il prodotto in caso di rottura e lo si potrà lanciare verso uno smaltimento sostenibile, verso il riciclo o verso il riutilizzo.

Una strategia per favorire questi destini è il “design for disassembly”, modalità di progettazione che rende mobili e oggetti d’arredo facilmente smontabili in componenti monomaterici. Questo approccio ha tre vantaggi correlati:

  • lavorando a incastro, evita l’impiego di collanti o adesivi, spesso composti da sostanze nocive per l’ambiente e per l’uomo e difficili da riciclare
  • consente di smaltire correttamente l’arredo nella raccolta differenziata
  • rende i materiali che compongono gli arredi più facilmente riciclabili
  • permette di riparare o sostituire le parti danneggiate

Qualche esempio di design for disassembly

In Italia sono già diverse le imprese che hanno adottato il design for disassembly nella produzione dei propri arredi. La sedia Folk di Pedrali, per esempio, è composta da un anello di alluminio e da gambe, schienale e sedile in frassino. Mentre la poltrona Kata di Arper ha una scocca in rovere o robinia (certificati FSC) e una seduta di tessuto realizzata con poliestere riciclato.

Nel settore dell’illuminazione, Lumina, piccola azienda milanese particolarmente avanti nella prototipazione e ingegnerizzazione delle lampade, ha all’attivo una partnership con Foster+Partners per la produzione delle lampade da tavolo Eva ed Eve. Composte da un cilindro in vetro borosilicato e da una base in alluminio che nasconde la sorgente luminosa LED dimmerabile, è realizzata senza l’ausilio di collanti. Anche il colosso Flos ha deciso di adottare il design for disassembly per i suoi nuovi prodotti e persino per la riedizione dei suoi classici. La nuova applique Oplight, per esempio, è composta da una placca in alluminio e da un diffusore in policarbonato, parti facilmente separabili e dunque aggiustabili o riciclabili.

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