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Edilizia sostenibile grazie al riciclo dei rifiuti edili

Edilizia sostenibile grazie al riciclo dei rifiuti edili

Il recupero dei rifiuti edili è una pratica indispensabile per abbattere i costi economici e ambientali del settore, dando origine a un’edilizia finalmente sostenibile.

Aumentare la percentuale del riciclo dei rifiuti edili è un passo fondamentale per rendere finalmente circolare uno tra i settori che producono più scarti al mondo. Senza la loro valorizzazione, infatti, non si potrebbe nemmeno parlare di economia o, in questo caso, di edilizia circolare. Ad oggi, la soluzione più diffusa in Italia per la gestione di questo tipo di rifiuti è lo smaltimento in discarica, ovvero l’opzione meno sostenibile. Ciò accade perché i rifiuti edili sono classificati come “speciali” (non pericolosi), dato che è complesso ricavare dalle demolizioni scarti puri. Ma perché il processo di riutilizzo sia più semplice e si diffonda è indispensabile che tutta la filiera collabori. Dalla fase di progetto, per scegliere materiali con un ciclo di vita sostenibile, alla fase di demolizione, per facilitarne il recupero, alla fase della raccolta.

Riutilizzando gli scarti edilizi sarà necessario prelevare o produrre meno materiale, risparmiando e diminuendo le emissioni. Basti pensare che la produzione di calcestruzzo, uno dei materiali più utilizzati nelle costruzioni, provoca da sola fino al 5% delle emissioni di CO2 annuali, il che rende il suo riutilizzo una priorità assoluta. Un ottimo esempio, a tal proposito, è il progetto abitativo Upcycle Studios di Lendager Group a Copenaghen, che impiega cemento riciclato, vecchi infissi e legno di scarto.

Un esempio di architettura sostenibile

Una città che mira a diventare la prima capitale al mondo a emissioni zero e in cui i rifiuti edilizi rappresentano un terzo del totale, non può non essere all’avanguardia sull’architettura sostenibile. E infatti a Copenaghen sorge il progetto abitativo più circolare mai realizzato. Gli Upcycle Studios sono villette a schiera che, come tanti esperimenti edilizi innovativi, sorgono in un’area residenziale periferica, Ørestad Syd. Alla base dell’idea che li ha generati ci sono la circular economy e la sharing economy, ma anche la fluidità degli spazi, che possono trasformarsi da abitativi a lavorativi.

Innanzitutto, le villette sono quasi completamente costruite con rifiuti edili riciclati. Impiegano 1400 tonnellate di calcestruzzo prelevato dai rifiuti della metropolitana della città, finestre recuperate da case popolari dismesse nello Jutland e pavimenti, pareti e facciate nel legno di scarto di edifici di Dinesen. Inoltre, sono improntate alla condivisione, «all’accesso piuttosto che alla proprietà», dichiara l’architetto Anders Lendager. E poi sono altamente flessibili, il che permette di viverle al meglio a qualunque ora del giorno e in qualunque fase della vita, a scopo abitativo o lavorativo, per famiglie, coppie, single, freelancers o imprenditori. Gli interni sono infine suddivisi in modo tale da permettere l’affitto di una parte della casa, per chi lo volesse.

La condivisione delle risorse, il reimpiego dei materiali per creare qualcosa di nuovo – il cosiddetto upcycling, appunto – e l’idea degli spazi ibridi rendono gli Upcycle Studios un esempio virtuoso di green building e la dimostrazione che un’edilizia sostenibile è possibile.

I vantaggi del riciclo dei rifiuti edili

Il modo migliore per ridurre la dispersione dei rifiuti edili è produrne meno, ma, una volta generati, possono essere riutilizzati con grandi vantaggi per tutti. Il riciclo di un materiale inizia nel momento in cui il rifiuto di cantiere viene prelevato e trattato, prima di essere re-immesso sul mercato. Se il materiale viene riutilizzato così com’è senza subire lavorazioni, presumibilmente con lo stesso fine del materiale di partenza, si parla di riciclo primario. Quando viene rilavorato meccanicamente, si parla di riciclo secondario, che produce un materiale destinato a un uso diverso e generalmente di qualità inferiore. Se subisce un processo chimico, si parla di riciclo terziario. La prima soluzione è la più sostenibile, sia dal punto di vista economico che da quello ambientale, dato che non prevede l’impiego di ulteriore energia.

Il riciclo, infatti, ha senso solo se il processo necessario al recupero del materiale non si dimostra esso stesso troppo dispendioso in termini economici ed energetici. E, non da ultimo, se esistono una fonte florida di approvvigionamento del materiale e un effettivo mercato di destinazione del nuovo prodotto. Nel caso in cui si verifichino tutte queste condizioni, è evidente come il riciclo apporti grandi vantaggi da ogni punto di vista e per tutti:

  • il rifiuto, oggetto inutile per eccellenza, acquista finalmente valore;
  • il produttore risparmia sullo smaltimento del materiale;
  • il gestore dell’impianto si ritrova con un rifiuto trasformato in materiale dal valore commerciale;
  • l’acquirente risparmia sull’acquisto del materiale pur ottenendone uno di ottima qualità;
  • l’ambiente vede diminuire lo sfruttamento delle sue risorse vergini e l’immissione di CO2.
  • La nascita di una nuova filiera specializzata nel recupero di materiali da costruzione produce nuovi posti di lavoro.

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