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Le energie rinnovabili alimenteranno il mondo entro il 2050

Le energie rinnovabili alimenteranno il mondo entro il 2050

I numeri confermano che optare per le energie rinnovabili conviene a tutti.

Non abbiamo alternative: entro il 2050 dovremo aumentare di molto l’impiego di energie rinnovabili, se vogliamo raggiungere la neutralità climatica. E la loro adozione non farà bene solo all’ambiente, ma anche all’economia, al mondo del lavoro e alla salute delle persone. La vera sfida, tuttavia, sarà riuscire a organizzare una transizione che non danneggi i lavoratori del settore dei combustibili fossili e delle fonti non rinnovabili e ad avviare un’efficace collaborazione tra Stati. Se il problema è globale, anche la soluzione deve esserlo e chi ha le conoscenze e gli strumenti per trovarla dovrà essere pronto a fornirli a chi è rimasto indietro.

La transizione energetica

Nel 2019 la temperatura media terrestre è stata maggiore di quasi 1° rispetto ai livelli preindustriali, provocando uno stravolgimento del clima che ha già causato danni consistenti. E questo surriscaldamento è causato dall’immissione di gas serra nell’atmosfera, tra i quali il maggiore è l’anidride carbonica, prodotta al 90% dal settore energetico. Ecco perché il passaggio da fonti di energia non rinnovabili e, per la maggior parte, fossili (petrolio, carbone e gas naturali) a fonti di energia rinnovabili (sole, vento, acqua, geotermia) è un tassello imprescindibile per l’inversione del cambiamento climatico.

Il Direttore Generale di IRENA (International Renewable Energy Agency) Francesco La Camera ha tracciato un quadro degli elementi favorevoli alla transizione: «Le principali economie che rappresentano oltre la metà delle emissioni globali di CO2 stanno diventando carbon neutral. Anche il capitale globale si sta muovendo. Vediamo mercati finanziari e investitori che spostano il capitale in asset sostenibili. Il Covid-19 ha evidenziato il costo di legare le economie ai combustibili fossili e ha confermato la resilienza delle energie rinnovabili. Mentre i governi pompano ingenti somme in salvataggi e piani di recupero, gli investimenti devono sostenere la transizione energetica. È tempo di agire e i Paesi possono aprire la strada con politiche per un sistema energetico sicuro per il clima, prospero e giusto, adatto per il 21esimo secolo».

Sono segnali importanti, che non devono però far dimenticare quanta strada si debba ancora percorrere a livello globale. Con l’obiettivo di rispettare l’Accordo di Parigi e di raggiungere entro il 2050 la neutralità climatica.

La to-do list

Lo sottolinea proprio il World Energy Transitions Outlook di IRENA, una “to-do list” della transizione energetica che suggerisce i passi da compiere per impedire l’aumento della media della temperatura terrestre di oltre 1,5°, come prescrive l’Accordo di Parigi. Eccoli:

  • adottare i comportamenti che possono tagliare le emissioni del settore energetico;
  • supportare le tecnologie emergenti che dimostrano di poter essere competitive a breve termine ed efficaci a lungo termine;
  • limitare gli investimenti su petrolio e gas;
  • eliminare gradualmente carbone e combustibili fossili;
  • prevedere operazioni di cattura e sequestro del carbonio (CCS) come soluzione transitoria per le economie che più dipendono dai combustibili fossili;
  • adattare le strutture del mercato alla nuova era delle energie rinnovabili;
  • investire in politiche di resilienza, inclusione ed equità, proteggendo lavoratori e comunità;
  • assicurare a tutte le nazioni e le regioni l’opportunità di approfittare dei benefici della transizione.

Le componenti della transizione saranno, oltre alle rinnovabili, l’efficienza energetica, l’elettrificazione, l’idrogeno verde, la rimozione della CO2 prodotta da combustibili fossili e biomasse. In questi settori sarà necessario aumentare del 30% gli investimenti pianificati, fino a raggiungere i 131 trilioni di dollari da oggi al 2050. Una cifra difficile da concepire, ma che genererà nello stesso periodo di tempo un payback di almeno 61 trilioni di dollari. Oltre a 122 milioni di posti di lavoro, un terzo dei quali legato al settore delle rinnovabili.

Il costo delle energie rinnovabili

La questione ambientale è prioritaria, ma uno degli elementi dirimenti per la valutazione dell’impatto positivo delle energie rinnovabili sull’economia è proprio il loro costo, nettamente inferiore a quello delle energie non rinnovabili. La Levelized Cost of Energy Analysis 2020 di Lazard l’ha messo nero su bianco, confrontandolo con quello del 2009. Il risultato non lascia spazio a molte interpretazioni. Le energie rinnovabili sono molto più sostenibili, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello economico.

Una dozzina di anni fa erano costose, anche più dei combustibili fossili, ma con l’aumento della capacità installata sono diventate sempre più economiche, fino a ribaltare la situazione. Dal 2009 il prezzo del fotovoltaico è crollato del 90%, passando dai $359/MWh ai $37 di oggi. Il prezzo del vento onshore invece è diminuito del 70%, dai $135/MWh del 2009 ai $40 di oggi. Al contrario, sono aumentati il prezzo del carbone dell’1% e quello del nucleare del 33%.

La tendenza è chiara ed entro il 2050 è probabile che la transizione energetica porterà le rinnovabili a coprire oltre il 50% del fabbisogno di energia, sempre che il cambiamento climatico rimanga al centro delle decisioni governative.

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