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Monetizzare l’acqua: il valore dell’oro blu

Monetizzare l’acqua: il valore dell’oro blu

L’economia insegna che il valore di un bene aumenta al diminuire della sua disponibilità e reperibilità. Ma cosa accade se il bene in questione è l’acqua, condizione e garanzia di vita? È arrivato il momento di interrogarsi sui suoi valori, per dare vita a un sistema di gestione delle risorse idriche più equo e sostenibile.

Il bene più prezioso che possediamo è anche quello dato più per scontato, almeno in Occidente. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua 2021, l’UNESCO ha pubblicato “Il valore dell’acqua”, un report di oltre 200 pagine che prende le mosse dalla domanda posta nella prefazione dalla Direttrice Generale Audrey Azoulay: quanto vale l’acqua? Stando a quanto viene sprecata per obsolescenza degli impianti e negligenza degli utenti, poco, ma sappiamo bene che non è così. Viene utilizzata come se fosse infinita, anche se, come tutte le risorse naturali, non lo è. Due miliardi di persone devono affrontare la sua scarsità ogni giorno e quasi la metà della popolazione mondiale non ha accesso a strutture igienico-sanitarie sicure.

La domanda assume tinte filosofiche: come si fa ad attribuire un valore preciso a un bene che ha un significato e una diffusione così diversi a seconda dei territori? Eppure è indispensabile farlo se si vuole affrontare consapevolmente il suo management e il suo impiego, a livello politico e di utenza. La chiave è quella di procedere per ambiti di utilizzo diretto e indiretto, senza tralasciare nulla in nome della coerenza dei parametri, ma, anzi, accogliendo nella valutazione ogni voce. Sarà necessario perciò coinvolgere tutti gli stakeholders nei processi valutativi e decisionali, per assicurare equità nella gestione delle risorse idriche. È questo, infatti, lo scopo del report, finanziato dal Governo Italiano, come lo è di UN-Water e di Agenda 2030, al cui punto 6 figura l’obiettivo di «garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie».

Come attribuire il giusto valore alle risorse idriche?

Il valore economico dell’acqua, da cui deriva il suo prezzo, non è chiaro, proprio perché alla sua definizione partecipano anche tutti gli altri valori:

  • Le fonti naturali, le risorse idriche, gli ecosistemi. Tutto parte dall’ambiente e tutto torna all’ambiente, possibilmente senza contaminazioni. I primi servizi da considerare, quando si tratta di stabilire il valore di un bene naturale sono quelli ecosistemici e ambientali. Ma il valore dell’acqua come capitale naturale è tra i più difficili da quantificare, dato che lo diamo per scontato ogni giorno.
  • Le infrastrutture idrauliche. Senza le infrastrutture destinate allo stoccaggio e al trasporto dell’acqua, non sarebbe possibile la società come la conosciamo oggi. Ma il valore delle infrastrutture non è una mera questione di recupero dei costi sostenuti. Bisogna quantificare anche i valori indiretti, come i benefici sociali, e i costi indiretti, come quelli ambientali.
  • I servizi idrici. Complice la pandemia, il primo valore che salta alla mente oggi è quello igienico-sanitario, per la vita e la salute. L’accesso a servizi idrici sicuri ed efficienti o la sua mancanza hanno ricadute capitali sulla qualità della vita in ogni ambito. Tanto che gli investimenti per garantirli sono tra i più lungimiranti in termini di ammortizzamento.
  • Agricoltura e alimentazione. All’agricoltura è riservata la percentuale più alta di acqua dolce utilizzata nel mondo, quasi il 70%. Anche in questo caso, a i vantaggi economici diretti si devono sommare quelli indiretti, per sensibilizzare a un uso efficiente e sostenibile della risorsa. Tra gli altri, il suo valore per la sicurezza alimentare e la sua importanza per la sopravvivenza delle economie rurali e dei piccoli agricoltori, con conseguente garanzia di posti di lavoro.
  • Energia, industria e commercio. In questi settori, particolarmente orientati alla monetizzazione, l’acqua è sia risorsa che fattore di rischio, sia motore della crescita che possibile causa di passività. Ma il suo valore va ben oltre quello quantificabile al metro cubo.
  • Il valore socioculturale dell’acqua. Non bisogna infine dimenticare che l’acqua ha un valore culturale e spirituale che cambia in base alle popolazioni, il che rende ancora più difficile stabilire parametri comuni e inclusivi. Il benessere mentale, emotivo e fisico che l’acqua può generare passa anche attraverso il suo potere simbolico e la sua portata culturale. Ma come integrare questo genere di valori con quelli più concreti e quantificabili?

Il primo e l’ultimo punto sono certamente i più complessi da affrontare. Il primo per la difficoltà che sorge ogni volta che si tenta di finanziarizzare un elemento naturale, trasformandolo in capitale. L’ultimo per la sua intangibilità. Ma anche nei campi in cui sembra più naturale e consueta una quantificazione del valore, come quello delle infrastrutture, dell’agricoltura e del commercio, si nascondono insidie. Ovvero aspetti che dovrebbero avere un peso nella valutazione e che non sono invece mai stati considerati. Per complicare le cose intervengono infine divergenze territoriali e sociali notevoli quanto a collocazione, qualità e disponibilità della risorsa idrica. Ma, posto che si riesca a trovare una metrica che tenga conto di tutti questi aspetti, basterà riformulare il prezzo dell’acqua al rialzo per risolvere i problemi della sua gestione?

Il Governo Italiano ha finanziato il report sul valore dell’acqua e supporta i paesi in via di sviluppo nel management delle risorse idriche. Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica del governo Draghi, ha rinnovato l’impegno dell’Italia durante l’incontro sul tema convocato dall’Assemblea generale dell’ONU, “Urgent action on water for 2030 and a sustainable and resilient recovery from the covid-19 pandemic”. Cingolani ha dichiarato che «una gestione responsabile delle risorse naturali, e dell’acqua in particolare, può contribuire a prevenire disastri ambientali e sociali», infatti l’Italia «sta lavorando sodo per migliorare il management delle risorse idriche; per sviluppare nuove tecnologie; e, seguendo la legislazione europea in materia, per articolare un approccio olistico e una nuova governance in grado di armonizzare le nostre esigenze legate all’acqua».

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