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Deep Tech: un nuovo approccio all’innovazione

Deep Tech: un nuovo approccio all’innovazione

Una quarta ondata di innovazione è pronta a investire il mondo delle nuove tecnologie. Con il Deep Tech anche l’impossibile diventa possibile.

La tecnologia oggi viaggia a una velocità inimmaginabile, tanto che non si fa in tempo a metabolizzare un cambiamento che se ne prospetta già uno più grande all’orizzonte. È il caso del cosiddetto Deep Tech, una quarta ondata di innovazione che sta dando vita a un approccio completamente nuovo alla tecnologia. Un report di BCG (Boston Consulting Group) e Hello Tomorrow ha previsto una triplicazione degli investimenti nel settore entro il 2025. Per un giro di affari che nel 2020 ammontava a 60 miliardi di dollari, già il quadruplo rispetto al 2016. È il settore della biologia sintetica a ricevere la quota maggiore di investimenti, pari a oltre il 50% del totale. Seguono, in ordine, l’AI, la scienza dei materiali, la robotica, l’elettronica e la fotonica, l’informatica quantica e la blockchain.

Le aziende che adottano l’approccio Deep Tech non sono molte, ma hanno un impatto enorme, perché riescono a coniugare l’immaginazione e la concretezza, riuscendo a risolvere problemi di scala mondiale. Ma cos’è il Deep Tech? E perché sta rivoluzionando il mondo di intendere la tecnologia, la scienza e la ricerca?

Cos’è il Deep Tech

Non è una tecnologia particolarmente innovativa, ma un nuovo modo di intendere l’innovazione. Si tratta di un ecosistema interconnesso in cui diversi attori (start-up e scale-up, investitori, governi, università,…) e diverse tecnologie avanzate (IA, biologia sintetica, nanotecnologie, informatica quantistica,…) collaborano per creare, in breve tempo e con alte probabilità di successo, prodotti disruptive.

Diverse aziende oggi stanno già adottando questo approccio. I vaccini contro il Covid sviluppati da Moderna e da Pfizer ne sono un risultato, così come le ricerche di SpaceX e Blue Origin o gli aerei supersonici. Ecco gli attributi fondamentali che le accomunano:

  • Il loro obiettivo è risolvere un problema, non sviluppare una determinata tecnologia.
  • Adottano un approccio multidisciplinare, che coinvolge scienza, ingegneria e design e si serve di diverse tecnologie. La quasi totalità di esse (96%) ne impiega, infatti, almeno due e i due terzi almeno una avanzata.
  • Il loro motore è il ciclo DBTL (Design-Build-Test-Learn), che sfrutta le convergenze tra le discipline e aumenta l’efficienza del processo.
  • Pur dipendente dagli apporti della rivoluzione digitale, il Deep Tech sta spostando l’innovazione dal mondo digitale (dei bits) a quello fisico (nella relazione tra bits e atomi). La maggior parte dei risultati di questo approccio non sono infatti software, ma prodotti concreti, con una componente hardware.
  • Si basano su una rete di relazioni che coinvolge gli attori più disparati.

Quattro domande riassumono perfettamente il percorso di ragionamento e azione che intraprendono le aziende deep tech:

  • Qual è il problema da risolvere? Come potrebbe cambiare in meglio la realtà?
  • Come rendere possibile il cambiamento?
  • Qual è il primo passo da compiere?
  • Come rendere questa novità la nuova normalità?

L’impatto che questo nuovo modo di pensare può avere sull’innovazione è paragonabile a quello che ha avuto Internet e gli investitori se ne stanno accorgendo. Dal 2016 sono aumentati infatti anche gli importi di ogni singolo investimento, da 360mila dollari a 2 miliardi, e gli investimenti privati dei cosiddetti “Smart investors”, da poco meno di 1 miliardo di dollari a più di 5 miliardi.

I vantaggi e le sfide

Lo sviluppo del Deep Tech nasce esso stesso dalla necessità di affrontare un problema, anzi, più problemi, che da sempre intralciano l’innovazione. Tra questi, l’elevato costo delle attrezzature, la condivisione di informazioni e dati e la disponibilità di capitale. Questi ostacoli sono così ridimensionati, con una sensibile riduzione delle tempistiche di sviluppo dei progetti e dei fattori di rischio.

Ma il Deep Tech ha risvolti notevoli anche in tema di sostenibilità ambientale, grazie all’approccio Nature Co-Design, protagonista di un altro report di BCG e Hello Tomorrow. Si tratta di una modalità del tutto nuova di interagire con l’ambiente, anch’essa basata sulle nanotecnologie e sul ciclo DBTL: invece di prelevare materie prime e risorse esistenti, le si produce all’occorrenza, basandosi su un’approfondita conoscenza dei processi naturali a livello atomico. Così sono nati i vaccini a RNA, che, invece di iniettare una versione depotenziata del virus, forniscono alle cellule le istruzioni necessarie a produrlo. E così nasceranno la carne prodotta in laboratorio, la plastica prodotta dai batteri o l’energia prodotta da stelle artificiali, grazie all’intersezione tra tecnologia e biologia.

Naturalmente, le sfide che ogni azienda Deep Tech dovrà affrontare per esplicare tutto il suo potenziale sono ancora numerose. Tra le altre, la necessità di trovare finanziamenti e, una volta realizzato il prodotto che si aveva in mente, di rendere scalare il business. Ma anche di re-immaginare i procedimenti e i modelli di business per approdare a nuove soluzioni per nuovi problemi, allargando sempre più i confini della scienza.

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