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Urban Air Mobilty: la mobilità del futuro

Urban Air Mobilty: la mobilità del futuro

Il trasporto urbano via terra è giunto al capolinea: inizia l’era della Urban Air Mobility, la mobilità sostenibile del futuro.

Un elemento che non manca mai quando si chiede a qualcuno di descrivere un’ipotetica città del futuro sono le auto volanti, che portano in aria il traffico di mezzi lasciando ai pedoni il via libera per le strade della città. Oggi questo scenario è quasi realtà con la Urban Air Mobility (UAM), che sfrutta la propulsione elettrica e il decollo e atterraggio verticali. Sotto la supervisione dell’Unione Europea sono già in corso progetti pilota per il trasporto di merci, passeggeri e non solo, persino in Italia, a Roma. Ecco tutto ciò che c’è da sapere sulle nuove frontiere della mobilità aerea.

Cos’è la Urban Air Mobility?

Consentire una mobilità efficiente, sicura ed ecocompatibile nelle aree urbane densamente popolate è una delle sfide chiave del futuro dell’Unione Europea. La Urban air Mobility punta a vincerla spostando del tutto la mobilità urbana nella terza dimensione. Sfrutta cioè lo spazio aereo per movimentare merci e persone con droni e aerotaxi, ma anche per monitorare la sicurezza pubblica, il traffico o le infrastrutture e persino per il trasporto rapido di organi o di sangue.

Per la precisione, la UAM si riferisce agli spostamenti a corto raggio (meno di 50 km) effettuati con veicoli aerei che volano a bassa quota (fino a 1500 metri) sulle città. Data la modernità della visione anche in termini di smart mobility e di mobilità sostenibile, la definizione di Urban Air Mobility comprende anche l’attenzione all’ecocompatibilità dei veicoli, alla loro silenziosità e, non da ultimo, alla loro accessibilità economica. Dopotutto, esempi di mobilità aerea urbana e interurbana esistono già da anni, se si considerano tali i trasporti veloci in elicottero. Ma questi ultimi non possiedono le caratteristiche sostenibili appena elencate che invece possiedono potenzialmente gli eVTOL.

Come funzionano gli eVTOL?

Le auto volanti sostenibili non sono più fantascienza, ma una possibilità sempre più concreta, offerta dal progresso di alcune tecnologie chiave:

  • la propulsione elettrica, di diverse tipologie in base al meccanismo di accelerazione adottato, che può contare oggi su una potenza elettrica disponibile in grado di generare una spinta sufficiente
  • la maggiore capacità ed efficienza delle batterie
  • il decollo e l’atterraggio verticali propri degli eVTOL, velivoli che possono appunto alzarsi in volo e tornare a terra verticalmente, senza necessità di lunghe piste

Tra i campi di applicazione degli eVTOL (electric Vertical Take-Off and Landing), all’interno dell Urban Air Mobility, di cui si parla di più c’è la Urban Goods Delivery (UGD), cioè la consegna di pacchi effettuata da droni programmati o pilotati a distanza. Ma ultimamente si stanno intensificando anche le sperimentazioni di trasporto di passeggeri. Sia con soluzioni a guida umana che con guida a distanza, VLoS (Visual Line of Sight, nel campo visivo del pilota) o BLoS (Beyond the Line of Sight, fuori dal campo visivo).

Esistono naturalmente diversi modelli di eVTOL che fanno però capo essenzialmente a tre tipologie:

  • i multicopter o multirotori, piccoli aeromobili leggeri e silenziosi con pale rotanti. Simili a elicotteri, hanno un’autonomia massima di 50 km e raggiungono i 90 km/h.
  • I veicoli “tilt thrust”, con elementi rotanti in grado di cambiare assetto da verticali a orizzontali. Raggiungono i 300 km/h con un’autonomia di 300 km.
  • Gli aeromobili lift&cruise, con rotori multipli cui si aggiunge un sistema propulsivo alare. Raggiungono i 250 km/h con un’autonomia di 200 km.

Le sperimentazioni italiane

La tecnologia c’è: non resta dunque che testare i veicoli e sviluppare le infrastrutture e le normative necessarie, coinvolgendo tutti gli attori chiave tra produttori, operatori di controllo del traffico aereo, urbanisti e comuni. In Europa sono già tante le imprese e le start up del settore e l’Italia è tra i paesi più attivi. Già al 2019 risale la prima Conferenza Nazionale sulla Urban Air Mobility, tenutasi a Torino, prima città italiana che ha aderito alla UAM. È seguita la firma da parte della ministra per l’Innovazione Tecnologica e Digitalizzazione Paola Pisano e del presidente dell’Enac Nicola Zaccheo del protocollo relativo al progetto di “Innovazione e Mobilità”, che ha tra i suoi obiettivi lo sviluppo della piattaforma D-Flight per la gestione del traffico di droni.

Tre anni dopo, il 6 ottobre 2022, è stato aperto agli Aeroporti di Roma il primo vertiporto italiano, con una pista di decollo per eVTOL dalla quale è partito un volo di prova che si è mosso nello spazio aereo di Fiumicino. Gli Aeroporti di Roma ha già all’attivo una partnership con Leonardo proprio in vista dello sviluppo di infrastrutture destinate ai vertiporti (aeroporti per il decollo e l’atterraggio verticale), punti di partenza e di arrivo di droni e aerotaxi.

Ma anche nella stessa Torino sono in corso sperimentazioni al Doralab, incentrate sia sull’urban delivery che sui servizi per la sicurezza urbana, come il monitoraggio di grandi eventi e calamità naturali. A Napoli si testa invece il trasporto VLoS di campioni ematici, così come a Bologna, per velocizzare i trasferimenti tra gli ospedali minori e l’ospedale cittadino. Mentre in Lombardia l’Arpa e RPS Aerospace Milano stanno pensando al trasporto tramite voli autonomi di campioni biologici.

Le sfide per la Urban Air Mobility

Spostare il traffico cittadino – o almeno una sua parte – in aria significa contribuire a risolvere diversi problemi legati all’attuale conformazione dei centri urbani, di ordine ambientale, urbanistico e di sicurezza e salute dei cittadini. Entro il 2050, infatti, le città ospiteranno i tre quarti della popolazione mondiale, consumeranno i due terzi dell’energia e produrranno il 70% delle emissioni di gas serra. All’elettrificazione della mobilità dovrà perciò accompagnarsi uno snellimento del traffico che oggi le inquina e scoraggia pedoni e ciclisti. La Urban Air Mobility permette di farlo, ma per diffondersi dovrà affrontare diverse sfide, per risultare davvero sostenibile da tutti i punti di vista.

Dal punto di vista tecnologico, i modelli di aerotaxi in via di sviluppo dovranno essere in grado di trovare un compromesso tra dimensione, leggerezza, potenza, silenziosità e costo. Quest’ultimo aspetto è particolarmente critico: al momento infatti i potenziali costi di un viaggio in aerotaxi sono molto più alti di quelli che si sostengono per il trasporto “a terra”, rendendo la UAM una modalità di trasporto non democratica e accessibile.

Un’altra criticità riguarda l’affidamento a batterie Li-ion, tanto affidabili quanto pesanti, poco sostenibili dal punto di vista ambientale e poco sicure a causa dell’infiammabilità. A proposito di sicurezza, sarà necessaria una connessione stabile e a bassa latenza per garantire una corretta gestione del traffico in quota evitando incidenti, per monitorare le condizioni meteo e per permettere ai passeggeri di comunicare e accedere all’intrattenimento in viaggio.

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