L’Italia rinvia il recepimento della direttiva “Case Green”, ma gli obblighi UE restano: dal 2026 serviranno piani energetici per ogni edificio e decisioni condominiali su interventi di riqualificazione e impianti efficienti.
Nella seduta di questa settimana, la VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera ha espresso parere contrario vincolante agli emendamenti che avrebbero inserito nel Disegno di legge Delegazione europea 2025 il recepimento della Direttiva (UE) 2024/1275, meglio nota come “Case Green” (EPBD IV).
Il dossier governativo trasmesso al Parlamento, infatti, non includeva la direttiva tra i provvedimenti comunitari da recepire.
Le conseguenze politiche e tecniche
La decisione rinvia di fatto l’inserimento formale della direttiva nel percorso legislativo nazionale, ma non sospende gli obblighi che derivano dal diritto europeo.
La Commissione europea richiede agli Stati membri di presentare:
- entro dicembre 2025 il primo piano attuativo nazionale;
- entro maggio 2026 il piano finale di recepimento, con target e strumenti economici.
Ciò significa che l’Italia resta comunque tenuta a definire la propria strategia per la decarbonizzazione e l’efficienza del parco edilizio residenziale.
Impatti per condomìni e proprietari
La direttiva “Case Green” introduce obiettivi ambiziosi:
- Emissioni zero per i nuovi edifici dal 2030 (2028 per quelli pubblici).
- Riqualificazione graduale del patrimonio esistente, con miglioramento delle classi energetiche minime.
- Smart readiness indicator e sistemi digitali di monitoraggio.
- Piano di sostegno economico per famiglie vulnerabili e condomìni.
Per gli amministratori di condominio, ciò si traduce nella necessità di integrare la pianificazione energetica nei documenti di gestione (RAS digitale, libretti d’impianto, audit energetici).
Per i proprietari, significa prevedere interventi di efficientamento – isolamento, impianti, fotovoltaico, contabilizzazione – con il supporto di incentivi e bonus che dovranno essere riformulati dal Governo.
Rischi e opportunità
Il mancato inserimento della direttiva nel Ddl non elimina l’urgenza: secondo le principali associazioni del comparto edilizio e impiantistico, un ritardo nel recepimento potrebbe far perdere al Paese fondi e credibilità europea, ma al tempo stesso apre la possibilità di calibrare meglio le misure per i contesti condominiali italiani, spesso complessi e vetusti.
In questa fase, il mondo dell’amministrazione condominiale può avere un ruolo chiave: preparare i condomìni alla transizione, raccogliendo i dati energetici, aggiornando la documentazione tecnica e promuovendo un approccio consapevole alla sostenibilità.
Fonti: Camera dei Deputati – VIII Commissione Ambiente; ANFIT; FREE Energia; Build-Up EU; Biblus ACCA.
Francesco Venunzio






