La Suprema Corte ribadisce che la partita si gioca (e si chiude) sulla base delle prove raccolte nella fase di merito. Per l’amministratore diventa cruciale la tempestività e la creazione di un dossier tecnico completo.
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (la n. 6549 del 12 marzo 2024) interviene sul tema dei contenziosi per danni da infiltrazione, lanciando un messaggio operativo fondamentale per gli amministratori condominiali: la gestione della prova è tutto.
La Suprema Corte ha infatti ribadito un principio cardine del nostro ordinamento: il giudizio di Cassazione non serve a riesaminare i fatti (il cosiddetto “terzo grado di merito”), ma solo a valutare la corretta applicazione della legge.
Se il giudice di merito (Tribunale o Corte d’Appello) ha analizzato in modo logico e coerente le prove prodotte — come perizie tecniche, fotografie e testimonianze — e ha motivato la sua decisione sulla quantificazione del danno, la Cassazione non può intervenire per modificare quella valutazione.
Il monito della Corte: cosa significa per il condominio
Per l’amministratore, l’implicazione è netta: attendere o gestire la pratica con superficialità nelle fasi iniziali equivale a compromettere l’esito del giudizio.
L’ordinanza 6549/2024, pur non innovando le regole sulla responsabilità (come l’art. 2051 c.c. sulla custodia), sposta l’intero peso del contenzioso sulla fase istruttoria. È in quel momento che il condominio, sia come danneggiante che come danneggiato, deve costruire una difesa (o un’accusa) inattaccabile.
Affidarsi a un ricorso in Cassazione sperando di “ribaltare” una perizia tecnica (CTU) valutata negativamente dal giudice di merito è, nella maggior parte dei casi, una perdita di tempo e un aggravio di spese legali per il condominio.
Il “Dossier Infiltrazioni”: la strategia operativa
Quando si manifesta un danno da infiltrazione (da lastrico solare, tetto, tubazioni comuni o terrazzi privati), l’amministratore non può limitarsi a una semplice segnalazione. Deve agire come il “regista” della raccolta prove.
La costruzione di un “dossier tecnico” immediato è la chiave per gestire la liquidazione del danno in via stragiudiziale o per preparare un solido fascicolo di tribunale.
Documenti essenziali da raccogliere e archiviare (anche digitalmente):
- Documentazione fotografica e video: Le immagini devono essere chiare, datate (possibilmente con data certa o tramite invio via PEC) e geolocalizzate, mostrando l’evoluzione del danno.
- Relazione tecnica di parte (CTP): Un sopralluogo immediato di un tecnico di fiducia (geometra, ingegnere) è fondamentale. La sua relazione deve individuare l’esatta causa dell’infiltrazione e una prima stima dei lavori di ripristino.
- Tracciabilità delle comunicazioni: La segnalazione formale del danneggiato (via PEC o raccomandata) e le immediate comunicazioni dell’amministratore alle parti coinvolte (es. proprietario del terrazzo, assicurazione).
- Verbali di sopralluogo: Se si effettua un sopralluogo congiunto (es. amministratore, tecnico, danneggiato), è buona norma redigere un breve verbale condiviso.
L’importanza del RAS e della prevenzione
La gestione della prova non inizia solo dopo il danno, ma prima. Due strumenti si rivelano strategici:
- Il Registro Anagrafe Sicurezza (RAS): Come evidenziato anche da questa ordinanza, la documentazione è tutto. Annotare nel RAS le manutenzioni periodiche (es. pulizia gronde, ispezione coperture, videoispezione scarichi) non è solo un obbligo, ma la prima prova della “non negligenza” del condominio nella custodia delle parti comuni.
- La polizza assicurativa: Verificare che la polizza “Globale Fabbricati” sia aggiornata e che le clausole relative ai danni da “acqua condotta” e “ricerca guasto” siano chiare e adeguate al valore dell’immobile.
In sintesi, la Cassazione ricorda agli operatori che le cause si vincono documentando i fatti e le responsabilità fin dal primo minuto, non sperando in revisioni processuali tardive.
Francesco Venunzio






