I dibattiti assembleari sull’isolamento termico, la sostituzione dei serramenti o la modernizzazione degli impianti si focalizzano abitualmente sul risparmio economico e sul taglio dei consumi, tralasciando spesso l’impatto delle opere sul microclima interno degli appartamenti. Come sottolineato dal Green Building Council Italia nell’editoriale del 28 settembre 2026 firmato da Alessandro Miani, l’efficienza energetica deve integrarsi con la salubrità degli ambienti, valutando parametri fondamentali quali la ventilazione, la qualità dell’aria indoor e le caratteristiche dei materiali impiegati.
L’installazione di cappotti termici e infissi a elevata tenuta ermetica riduce drasticamente le dispersioni di calore, ma trasforma l’involucro edilizio in una struttura sigillata dove rischiano di ristagnare umidità e inquinanti interni. La stessa Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (UE 2024/1275) definisce la qualità ambientale interna considerando temperatura, umidità e presenza di contaminanti, mentre le Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) evidenziano la correlazione diretta tra umidità persistente, proliferazione di muffe e l’insorgenza di patologie respiratorie o allergiche.
In sede di programmazione delle opere di efficientamento, il ruolo dell’amministratore e dei tecnici incaricati diventa cruciale per prevenire criticità strutturali e igienico-sanitarie. La progettazione non deve limitarsi ai soli calcoli termici, ma integrare soluzioni adeguate per il ricambio d’aria (come sistemi di ventilazione meccanica controllata o specifiche linee guida d’uso per i condòmini), fornendo al termine dei lavori istruzioni chiare per la manutenzione e la conduzione dell’immobile, affinché la riqualificazione realizzi un effettivo bilanciamento tra risparmio energetico e benessere abitativo.
L’articolo completo verrà pubblicato sulla rivista “Amministrare immobili” di ottobre.




