Bonus affitto 2026, fino a 6.000 euro per i genitori separati: domande entro il 28 ottobre

Bonus affitto 2026 per genitori separati: contributo fino a 6.000 euro annui. Requisiti, reddito massimo, graduatorie e domande entro il 28 ottobre.

Riassunto

Articolo a cura di Francesco Venunzio

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha aperto il 7 ottobre 2026 le domande per il nuovo sostegno abitativo destinato ai genitori separati o divorziati. Il contributo copre il 50% del canone di locazione, fino a 6.000 euro annui. Pubblicate il 12 ottobre anche le indicazioni operative aggiornate.

Un aiuto economico per i genitori che, dopo una separazione o un divorzio, devono lasciare la casa familiare e affrontare il costo di un’altra abitazione. È questo l’obiettivo del nuovo bonus affitto 2026, diventato operativo il 7 ottobre con l’apertura della piattaforma del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Le domande potranno essere presentate fino alle ore 12 del 28 ottobre.

La misura, introdotta dalla legge di Bilancio 2026 e disciplinata dal decreto interministeriale MIT-MEF n. 200 del 14 settembre 2026, dispone di 20 milioni di euro per quest’anno. Il contributo può coprire la metà delle spese sostenute per il canone di locazione, fino a un massimo di 6.000 euro annui.

Si tratta di un sostegno rivolto a una categoria precisa di cittadini: i genitori separati o divorziati che non hanno ottenuto l’assegnazione dell’abitazione familiare di proprietà e che hanno almeno un figlio a carico di età inferiore a 21 anni.

Chi può ottenere il bonus affitto

Il decreto stabilisce una serie di condizioni che devono essere rispettate al momento della presentazione della domanda.

Il richiedente deve essere in possesso di un provvedimento di separazione o divorzio e di un contratto di locazione regolarmente registrato, intestato a proprio nome.

È inoltre necessario avere almeno un figlio a carico che non abbia ancora compiuto 21 anni alla data del 7 ottobre 2026, giorno di pubblicazione dell’avviso.

Il limite di reddito individuale è fissato a 35.000 euro annui, sulla base dell’ultima dichiarazione dei redditi disponibile. Per accedere alla misura non viene utilizzato l’ISEE come parametro economico.

Un’altra condizione riguarda il patrimonio immobiliare. Il richiedente non deve possedere altri immobili residenziali nel Comune in cui si trova la precedente abitazione familiare o nei Comuni limitrofi entro un raggio di 50 chilometri. Fa eccezione l’eventuale proprietà della stessa casa familiare assegnata all’altro genitore.

Il decreto richiede inoltre che il genitore sia in regola con gli obblighi di cura e mantenimento dei figli.

Sono esclusi coloro che già ricevono altri sussidi pubblici per analoghe finalità abitative e gli assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica.

Quanto spetta e come viene calcolato il contributo

L’importo riconosciuto corrisponde al 50% del canone di locazione sostenuto annualmente, con un limite massimo di 6.000 euro.

Per comprendere il funzionamento della misura basta considerare alcuni esempi:

  • Un genitore che paga un affitto di 700 euro al mese sostiene una spesa annuale di 8.400 euro e può ottenere, se ammesso al beneficio, un contributo di 4.200 euro.
  • Con un canone mensile di 1.000 euro, la spesa annua raggiunge 12.000 euro e il contributo può arrivare al massimo previsto di 6.000 euro.

L’erogazione avviene in un’unica soluzione annuale, dopo l’approvazione della graduatoria dei beneficiari.

Non si tratta, quindi, di un rimborso mensile automatico. L’assegnazione dipende dal possesso dei requisiti, dalla posizione in graduatoria e dalle risorse disponibili.

Come presentare la domanda entro il 28 ottobre

La procedura è esclusivamente telematica. Gli interessati devono accedere alla piattaforma ministeriale all’indirizzo:

https://sostegnoabitativogenitoriseparati.mit.gov.it

Per autenticarsi occorre utilizzare SPID, Carta d’identità elettronica oppure Carta nazionale dei servizi.

La domanda richiede le informazioni relative al provvedimento di separazione o divorzio, all’abitazione familiare, al contratto di locazione e al reddito del richiedente. Devono inoltre essere indicati i dati necessari per le comunicazioni e l’IBAN di un conto corrente intestato al beneficiario.

Ogni persona può presentare una sola domanda. Una volta completata e inviata, la richiesta non può essere modificata.

È quindi importante controllare attentamente tutte le informazioni prima della trasmissione, conservando il riepilogo della domanda e il numero identificativo assegnato dalla piattaforma.

Come saranno formate le graduatorie

Il contributo non viene assegnato automaticamente a tutti coloro che rispettano i requisiti.

Il decreto prevede una distribuzione delle risorse su base regionale, tenendo conto del numero dei genitori separati o divorziati, del reddito medio dei residenti e della presenza di Comuni ad alta tensione abitativa.

All’interno delle graduatorie regionali vengono attribuite priorità sulla base di specifiche condizioni personali e familiari.

Tra gli elementi considerati figurano:

  • Il numero dei figli a carico di età inferiore a 21 anni;
  • La presenza di disabilità grave del richiedente o dei figli;
  • La disoccupazione involontaria;
  • La residenza in un Comune ad alta tensione abitativa.

A parità di punteggio viene data precedenza al richiedente con il reddito più basso.

Il Ministero dovrà approvare le graduatorie entro quindici giorni dalla chiusura delle domande, prevista per il 28 ottobre. Gli elenchi saranno pubblicati utilizzando i numeri identificativi delle istanze, a tutela dei dati personali.

Un sostegno al problema abitativo dopo la separazione

La misura affronta una situazione che può diventare particolarmente difficile nelle città dove il costo degli affitti è elevato.

Quando l’abitazione familiare viene assegnata a uno dei genitori, l’altro può trovarsi nella necessità di cercare un nuovo alloggio, continuando nello stesso tempo a contribuire al mantenimento dei figli.

In queste circostanze il costo della casa può incidere in maniera significativa sul reddito disponibile, soprattutto quando si aggiunge alle altre spese derivanti dalla separazione.

Il nuovo fondo non modifica le regole sull’assegnazione dell’abitazione familiare e non interviene direttamente sui prezzi delle locazioni. Offre invece un contributo economico, limitato alle condizioni stabilite dal decreto, per alleggerire il costo dell’affitto.

Resta da verificare quante domande saranno presentate e quale quota dei richiedenti potrà effettivamente beneficiare delle risorse disponibili. I 20 milioni stanziati per il 2026 costituiscono infatti un limite di spesa e non garantiscono il contributo a tutti gli aventi diritto.

Per chi possiede i requisiti, la data da tenere presente è il 28 ottobre 2026, alle ore 12. Oltre questo termine non sarà più possibile presentare la domanda per l’annualità 2026.

Fonti ufficiali: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, avviso del 7 ottobre 2026 e aggiornamento del 12 ottobre; decreto interministeriale MIT-MEF n. 200 del 14 settembre 2026; legge 30 dicembre 2025, n. 199, articolo 1, commi 234 e 235.

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