Il blocco della cessione dei crediti può mettere in seria difficoltà un’impresa edile, ma non la autorizza a lasciare un cantiere a metà, scaricando i danni e i disagi sui condòmini. È un principio di responsabilità cruciale quello sancito dal Tribunale di Ascoli Piceno con l’ordinanza d’urgenza del 1° settembre 2026 (R.G. n. 161/2025). Il giudice ha intimato a una ditta appaltatrice lo sgombero immediato di un edificio ostaggio di lavori incompiuti da anni, imponendo la rimozione di materiali e ponteggi entro trenta giorni e fissando una penale di 200 euro per ogni giorno di ritardo. Una decisione che offre un precedente prezioso per le innumerevoli comunità condominiali italiane rimaste intrappolate tra opere a metà, infiltrazioni d’acqua e degrado strutturale.
Il blocco dei crediti è “rischio d’impresa”
La vicenda marchigiana nasce da un maxi-appalto da oltre un milione di euro firmato nell’autunno del 2021 e interrotto bruscamente nel luglio 2022. L’impresa aveva giustificato lo stop con l’impossibilità di monetizzare i crediti fiscali del Superbonus, arrivando persino a presentare una comunicazione di fine lavori fittizia nel 2024. Il Tribunale, di fronte alle perizie tecniche che attestavano il grave deterioramento dell’immobile esposto agli agenti atmosferici, ha però tracciato una linea netta: la difficoltà nel cedere i crediti fa parte del rischio imprenditoriale. Un’azienda che accetta un appalto agevolato deve valutarne la sostenibilità finanziaria a monte; se il mercato bancario si chiude, il cantiere non può trasformarsi in una prigione a tempo indeterminato per chi ci abita.
Messa in sicurezza prima del contenzioso economico
L’ordinanza restituisce finalmente l’immobile alla disponibilità del condominio, un passaggio fondamentale per permettere l’ingresso di nuove ditte incaricate di tamponare i danni. La lezione per gli amministratori di condominio è chiara e impone un tempestivo cambio di strategia. Di fronte a un cantiere paralizzato, l’attesa passiva è deleteria. Occorre documentare immediatamente lo stato dei luoghi con perizie fotografiche e tecniche, distinguendo la battaglia finanziaria dall’urgenza di proteggere il fabbricato. I contenziosi per definire chi debba pagare cosa possono durare anni, ma la salvaguardia dell’edificio non può aspettare i tempi della burocrazia.
Articolo a cura di: Francesco Venunzio




