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Edilizia resiliente a prova di futuro

L’edilizia del futuro è resiliente, per invertire la rotta del cambiamento climatico e contemporaneamente proteggere le persone dalle sue conseguenze.

Negli ultimi 20 anni i disastri naturali hanno colpito 4,4 miliardi di persone e causato 1,3 milioni di vittime e perdite economiche per 2 trilioni di dollari. Entro il 2050 oltre 970 città potrebbero essere soggette a caldo estremo e oltre 570 città saranno colpite dall’innalzamento del livello del mare conseguenti il cambiamento climatico. Inoltre, entro il 2050 in città risiederanno due terzi della popolazione mondiale, usufruendo di un tessuto urbano in gran parte non ancora costruito. Ecco perché il World Green Building Council (WorldGBC), supportato da C40 e UN High-Level Climate Champions, ha stilato una guida in cui raccoglie misure efficaci che possono essere intraprese sul piano del singolo edificio o della comunità per dare vita a un’edilizia più resiliente per le città del futuro.

Cos’è la resilienza in città?

Applicato alla dimensione cittadina, il concetto di resilienza indica la capacità di individui, comunità, istituzioni, imprese e sistemi all’interno di una città di sopravvivere, adattarsi e crescere indipendentemente dal tipo di stress o di shock improvviso che subiscono.

La fase di “nuova normalità” in cui le città sono entrate al termine dei lockdown richiede modelli di governance che mitighino i rischi e rispondano a sfide in continua evoluzione, in particolare quelli connessi al cambiamento climatico. Le città sono più densamente popolate e più interconnesse che mai. Sebbene ciò comporti crescenti vantaggi sociali ed economici, implica anche crescenti vulnerabilità. Gli attuali processi decisionali non genereranno una forza e una flessibilità sufficienti a permettere alle comunità di prosperare nel mondo di oggi.

Gli shock improvvisi o acuti sono eventi intensi e inattesi che minacciano la città, come terremoti, uragani e attacchi terroristici. Il loro impatto è tanto maggiore quanto più incontrano comunità già interessate da stress di varia natura che ne indeboliscono il tessuto, come siccità o inondazioni ricorrenti, disoccupazione elevata, reti di sicurezza sociale limitate, sistemi di trasporto pubblico iniqui,… È raro, infatti, che una città viva un solo tipo di sfida alla volta.

Rafforzando il suo tessuto e imparando a comprendere i rischi che la minacciano, una città può perciò diventare più resiliente, aumentando il benessere dei cittadini. I tre grandi temi da trattare saranno in particolare il cambiamento climatico, l’urbanizzazione e la globalizzazione. Temi da affrontare con un approccio olistico e con una particolare attenzione per i membri più vulnerabili della comunità.

Attori e stakeholders della transizione

La governance urbana è spesso a compartimenti stagni, con team separati che progettano piani di ripristino di emergenza, esplorano i problemi di sostenibilità, si concentrano sui mezzi di sussistenza e sul benessere ed esaminano la pianificazione dell’uso del territorio e le infrastrutture. Questo approccio isolato non può soddisfare le esigenze del mondo interconnesso di oggi. Pianificare un futuro urbano resiliente significa al contrario affrontare sfide e creare soluzioni in modo integrato, inclusivo e lungimirante. Tutte le parti interessate – dai decisori, ai professionisti dei settori coinvolti, alla comunità stessa – dovranno perciò impegnarsi e assumersi la propria responsabilità.

Il WGBC ha individuato 3 livelli diversi di azione per la resilienza: la città, la comunità e l’edilizia. Ogni livello ha propri portatori di interesse nella transizione verso un ambiente costruito resiliente. La dimensione cittadina si rivolge a istituzioni accademiche, governi, comunità locali, ONG, politici, associazioni professionali, enti pubblici e urbanisti. La dimensione comunitaria riguarda architetti, appaltatori, designer, ingegneri, investitori, proprietari o affittuari e urbanisti. L’edilizia coinvolge invece consulenti, appaltatori, sviluppatori, investitori, comunità locali, produttori, proprietari o affittuari e fornitori.

Il vademecum per l’edilizia resiliente

Secondo Bank America per evitare le conseguenze più gravi del cambiamento climatico sono necessari 1800 miliardi di dollari investiti in misure di protezione. Una somma ingente che farebbe però risparmiare almeno 7mila miliardi di dollari di danni. La guida “Resilienza ai cambiamenti climatici nell’ambiente costruito”, parte dei programmi Better Places for People e della campagna Race to Resilience promossi da WGBC, fornisce perciò alle città una serie di principi di azione basati sulla necessità di “Apprendere” (Learn), “Adottare” (Adopt) e “Agire” (Act), cioè di raccogliere dati, fissare misure e regole e compiere azioni per mitigare i danni e proteggere i cittadini.

Learn

Rispetto al livello dell’edilizia, le città del futuro dovranno imparare a:

  • prepararsi a intraprendere misure di adattamento alle mutevoli condizioni ambientali, garantendo la consapevolezza delle misure di retrofit passivo e attivo per edifici di tutte le tipologie a una serie di impatti climatici
  • essere consapevoli delle fonti sostenibili di finanziamento da investire in aggiornamenti e retrofit degli edifici per una maggiore resilienza e durata contro gli impatti climatici
  • valutare i rischi connessi al cambiamento climatico attraverso la modellazione di scenari futuri

Adopt

Sul fronte dell’Adopt, dovranno:

  • utilizzare quadri di misurazione basati sulla resilienza e standard di reporting, invitando gli utenti a valutare il rischio climatico e ad adottare strategie aziendali resilienti e adattive basate sulla modellazione di scenari futuri dei probabili impatti climatici
  • selezionare i materiali in base all’adeguatezza ai probabili eventi meteorologici futuri, dando priorità alla circolarità e ai materiali a basso contenuto di carbonio incorporato
  • adottare strategie di backup su scala dell’edificio in caso di eventi meteorologici estremi, come la fornitura di energia off-grid, decentralizzata e resiliente

Act

Per quanto riguarda le azioni, dovranno invece:

  • proteggere, raccogliere e utilizzare in modo efficiente le risorse naturali
  • implementare tecniche di progettazione passiva e retrofit
  • progettare edifici e componenti durabili, facili da manutenere e disassemblabili

Concludono la guida due casi studio di successo in materia: il progetto The Collective for Climate, primo quartiere carbon neutral di Parigi, e il progetto Corredores Verdes a Medellin, in Colombia.

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